CRESCONO POMODORI E PISELLI SUL ‘SUOLO SIMULATO’ DI MARTE E DELLA LUNA

CRESCONO POMODORI E PISELLI SUL ‘SUOLO SIMULATO’ DI MARTE E DELLA LUNA

CRESCONO POMODORI E PISELLI SUL ‘SUOLO SIMULATO’ DI MARTE E DELLA LUNA
marzo 24
21:40 2016

Una volta che saranno giunti a mettere piede stabile su altri corpi celesti, quali la Luna o Marte, e vi avranno stabilito degli insediamenti, in quale modo i futuri astronauti terrestri potranno soddisfare i propri bisogni alimentari, visto che probabilmente si tratterà di viaggi di sola andata?

Anche se può sembrare prematuro parlarne, da qualche tempo alcuni scienziati stanno tentando alcuni metodi per risolvere il problema, cercando di produrre piante extraterrestri.

Ma queste piante saranno in grado di sopravvivere e di riprodursi sulla Luna o su Marte?

Immagine tratta dal film di fantascienza “The Martian”

Nel 2012 gli scienziati cinesi annunciarono di voler testare il comportamento di alcuni tipi di semi, che da qualche tempo lanciavano nello spazio per mezzo di satelliti, mentre gli americani ipotizzavano di sperimentare colture idroponiche sulla Luna.

Nel 2013, Wieger Wamelink, ricercatore della Waginen University & Research Center, in Olanda, mise in atto una propria sperimentazione.

L’obiettivo era quello di fornire le basi per far crescere colture terrestri al di fuori della Terra, perchè potessero, come detto, essere sfruttate dai primi coloni.

“Cercheremo di capire se alcune colture possano germogliare nei vasi forniti dalla NASA, confrontandole con analoghe colture terrestri”, aveva preannunciato lo studioso.

Un primo esperimento, della durata di 50 giorni, fu condotto su 14 varietà vegetali, senza l’aggiunta di sostanze nutritive che – come noto- sono del tutto assenti nei suoli di Marte e della Luna.

Nonostante l’iniziale scetticismo dello stesso Wamelink, alcune piante (pomodoro, segale e crescione) riuscirono a germogliare.

Ma per Wamelink questo non bastava.

Un secondo esperimento ebbe così inizio nell’aprile 2015 e la raccolta finale è stata fatta nel mese di ottobre scorso. Dieci diverse specie sono state seminate nei vassoi contenenti un terreno che simulava il suolo di Marte e il suolo lunare e, come controllo e confronto, è stato usato terriccio terrestre.

Il terreno che simulava il suolo marziano era stato fornito dalla NASA e proveniva da un vulcano delle Hawaii, mentre la materia prima per il suolo lunare era stata prelevata da un deserto dell’Arizona.

Le piante sono state coltivate in un ambiente sotto vetro in condizioni di temperatura, umidità e luce costante.

In base agli esperimenti precedenti, i ricercatori olandesi sono stati in grado di far crescere ben dieci specie diverse di colture alimentari sui suoli lunari e marziani simulati, nelle condizioni, cioè, che incontrerebbero i nostri futuri astronauti.

E questa volta sono stati raccolti, oltre a pomodori, segale e crescione, anche piselli, rucola e ravanelli.

“Il totale della biomassa prodotta sul suolo simulato di Marte non era significativamente

differente dal terriccio terrestre che abbiamo usato come controllo per l’esperimento”, afferma Wamelink.

Dopo il primo esperimento, erano state apportate alcune modifiche nella sperimentazione e i miglioramenti, come detto, si sono visti.

“Abbiamo utilizzato dei vassoi al posto di vasi piccoli e abbiamo aggiunto materiale organico (erba appena tagliata) al terreno che simulava i suoli di Marte e della Luna”, dice Wamelink. “Questi accorgimenti hanno risolto il problema che si era presentato per l’irrigazione durante il primo esperimento e anche il letame aggiunto ai terreni”.

In particolare, si è mostrato nettamente migliore il suolo simulato della Luna.

Laddove, nel primo esperimento, la maggior parte delle piante erano morte, nel secondo sono invece fiorite e i ricercatori hanno potuto raccogliere, sia sul suolo simulato di Marte che sul terriccio di controllo terrestre, piante della stessa specie.

Queste sperimentazioni fanno ben sperare, è ovvio. Anche perché, lasciando lo spazio per riconsiderare la nostra Terra, fanno ben sperare per il futuro, a fronte di eventuali gravi crisi idriche che possano colpire il nostro pianeta.

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