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OCSE: CONTRORDINE, ABBIAMO SBAGLIATO TUTTO! KEYNES AVEVA RAGIONE …

OCSE: CONTRORDINE, ABBIAMO SBAGLIATO TUTTO! KEYNES AVEVA RAGIONE …

OCSE: CONTRORDINE, ABBIAMO SBAGLIATO TUTTO! KEYNES AVEVA RAGIONE …
febbraio 22
07:37 2016

OCSE: Contrordine, abbiamo sbagliato tutto! Keynes aveva ragione …

E’ stato appena pubblicato dall’OCSE il Global Economic Outlook and Interim Economic Outlook. Il report segna un’inversione di orientamento a 180° e un deciso smarcamento dalle ideologie dell’austerità espansiva. La rivolta verso i guasti dell’ordoliberalismo tedesco ha finalmente raggiunto i quartieri alti dei think-tank economici mondiali, che infine ammettono che la spesa pubblica (sia pure unita alle fatidiche “riforme strutturali”) è cruciale per rilanciare la domanda mondiale stagnante.

Questa conversione keynesiana dell’OCSE è importantissima, perché prepara il terreno ideologico per i politici-manager tecnocratici che comandano in Europa: se questi non hanno la forza di ribellarsi all’ideologia economica dominante, possono viceversa facilmente adeguarsi al nuovo corso ideologico keynesiano. Niente di più facile per un politico che spendere.

Resta da vedere come si potranno rompere le maglie dei trattati ordoliberisti che ci hanno regalato la recessione più lunga della storia europea moderna.

Il messaggio del report OCSE è semplice: gli Stati – e in particolare l’eurozona – devono aumentare la spesa pubblica per mitigare la recessione dovuta alla crisi della domanda. Il rapporto parla di “margini per politiche di espansione fiscale” e “aumento collettivo di investimenti pubblici”:

“Un impegno (degli Stati, NdR) ad aumentare collettivamente l’investimento pubblicospingerebbe la domanda pur rimanendo su un percorso fiscalmente sostenibile. La spesa per investimenti ha un moltiplicatore elevato, mentre progetti per infrastrutture di qualità aiuterebbero la crescita futura, compensando la caduta degli investimenti seguita ai tagli (di spesa, NdR) effettuati dalle economie avanzate negli ultimi anni.

Questi effetti sarebbero incrementati, e in effetti devono essere intrapresi congiuntamente a riforme strutturali che permetterebbero al settore privato di trarre beneficio dalle infrastrutture aggiuntive; specialmente nell’Unione Europea, le barriere regolatorie trans-nazionali costituiscono un ostacolo significativo.

Un’azione collettiva di investimento pubblico combinata con riforme strutturali porterebbe ad un guadagno maggiore di PIL, riducendo quindi il rapporto debito/PIL nel breve termine.”

L’OCSE simula gli effetti su crescita PIL e riduzione del rapporto debito/PIL nel primo anno, per un incremento di spesa pubblica per investimenti dello 0.5%. L’aumento del PIL UE sarebbe dello 0.65%.Il moltiplicatore implicito della spesa pubblica è 1.3, molto prossimo alle stime già fatte da Scenari Economici.

La media di Germania, Francia e Italia considerata per l’eurozona mostra inoltre una riduzione dello stock debito/PIL, solo nel primo anno, dello 0.4%. Siamo alle tesi degli euroscettici: politiche anti-cicliche e riduzione del rapporto debito/PIL. Da sottolineare che negli ultimi anni abbiamo dovuto subire politiche pro-cicliche, con batoste fiscali, “uccisione della domanda interna” (Mario Monti) e conseguente contrazione del PIL e aumento del debito pubblico.

Il rapporto poi è spietato con Juncker: il suo piano di investimenti è giudicato “deludente”. Ricordate il fantasioso programma Juncker con leva 1:15? Ecco i risultati reali rispetto a quelli previsti dalla Commissione:

Gli investimenti dopo un anno e mezzo restano inchiodati ad un magro 0.35% di PIL, quando il piano Juncker prevedeva investimenti per il 2.3% in tre anni. La leva (rapporto tra denaro UE e apporto dei privati) è in realtà intorno a un più ragionevole 1:4 – 1:5. Un flop del velleitario piano Juncker prevedibile e previsto all’epoca da Scenari Economici.

Il report OCSE – che contiene molti altri elementi interessanti – rivela quindi una sorprendente conversione keynesiana, che non mancherà di irritare i sacerdoti dell’ortodossia europea ordoliberale e i propugnatori della bislacca teoria dell’austerità espansiva(1), già sconfessata da Blanchard e dall’FMI(2).

1) teoria che considera il saldo positivo delle entrate pubbliche (consolidamento fiscale) come la strategia che genera un clima positivo per consumatori e investitori che alimentano così la domanda di beni e servizi rilanciando la crescita.

2) Blanchard ammise che l’FMI aveva pesantemente sottostimato il moltiplicatore del taglio di spesa, considerato pari a 0,6 nelle simulazioni FMI (0.6 euro di PIL in meno per 1 euro di spesa pubblica tagliata) e rivelatosi pari a 1.3 nella pratica, sottostimando perciò anche la conseguente contrazione del PIL. Il caso della Grecia è stato l’esempio più eclatante delle conseguenze drammatiche di questo genere di ‘errori’.

http://scenarieconomici.it/ocse-contrordine-abbiamo-sbagliato-tutto-keynes-aveva-ragione/

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